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Le Rane, di Mo Yan premio Nobel al Teatro d'Innovazione Galleria Toledo

le-rane-a-napoli NAPOLI - Università degli Studi di Napoli L'Orientale
progetto di sperimentazione didattica di lingua e letteratura cinese di Maria Cristina Pisciotta presenta giovedì 28 e venerdì 29 aprile 2016, ore 21, al Teatro d'Innovazione Galleria Toledo (via Concezione a Montecalvario 34, Napoli, con ingresso libero, Le Rane, di Mo Yan premio Nobel per la letteratura in lingua italiana e cinese. Adattamento e regia Lorenzo Montanini, scenografia Francesco Felaco, costumi Le Costumistiche, organizzazione Giada Lambiase. Con Annamaria Ardolino, Marta Bianco, Francesco Boccia, Simona Brunitto, Mariapia Cappabianca, Marina Carotenuto, Luisa Cefalo, Davide Curcio, Nunziata Della Gatta, Mattia Di Mauro, Aurora Di Noia, Mariagrazia Esposito, Regina Galasso, Martina Giuliani, Giada Lambiase, Daniele Orabona, Mariagrazia Pallotti, Greta Piergianni, Maria Rosaria Ranaldo, Feliciana Sibilano, Alberto Sperindio, Marialaura Ucci.
«La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla.» Gabriel Garcia Marquez.
Giovedì 28 e venerdì 29 aprile, alle 21, al Teatro d'Innovazione Galleria Toledo, in via Concezione a Montecalvario 34, va in scena «Le Rane» di Mo Yan, premio Nobel per la letteratura, con la regia di Lorenzo Montanini (ingresso libero). Lo spettacolo, in lingua cinese e italiana, è il prodotto del laboratorio di teatro cinese di L. Montanini, nell'ambito del corso di lingua e letteratura cinese tenuto dalla docente di Maria Cristina Pisciotta.
Lo spettacolo narra la storia di un personaggio epico e tragico, Wan Xin, l’unica levatrice della regione di Gaomi, amata custode dei segreti della maternità. Ma a metà degli anni Sessanta il partito è preoccupato per l'esplosione demografica e decide di porvi rimedio. Così Wan Xin diventa la severa vestale della politica per il controllo delle nascite e inizia a praticare aborti e vasectomie con lo stesso zelo con cui portava al mondo nuove vite. Col passare degli anni, la violenza repressiva si allenta e Wan Xin vede crollare gli ideali che avevano messo a tacere la sua coscienza.
I bambini, per fame, mangiano il carbone fino a farsi diventare neri tutti i denti, le donne partoriscono con l’aiuto delle “mammane” che praticano riti magici e saltano sulla loro pancia se il parto è difficile, Wan Xin fugge da uno stuolo di rane che si moltiplicano fino a diventare centinaia di migliaia e la inseguono, le strappano i vestiti e la lasciano nuda tra le braccia di un vecchio artigiano della creta che la sposa e le costruisce statuette di tutti i bambini che non ha fatto nascere. E le rane, il cui ideogramma è omofono di neonato, diventano la potente metafora di quei bimbi mai nati.
Lo spettacolo, in cui i toni del grottesco si fondono con il realismo crudo, sociale e magico della storia, diventa un concerto di movimenti musica, maschere e parole in cui gli eventi della vita umana sono parte del grande mosaico degli eventi della Natura, in cui si muore e si nasce senza soluzione di continuità.
A settembre 2016 «Le Rane» parteciperà al Fringe Festival Internazionale di Pechino, diretto dal drammaturgo e regista Meng Jinghui.
Lo spettacolo è sponsorizzato dall’Istituto Confucio e Fondazione Banco di Napoli
Cenni su Mo Yan. Mo Yan, premio Nobel per la letteratura nel 2012, collegato dalla critica cinese alla “letteratura delle radici” e a quella del “realismo magico”, nasce nel 1955 a Gaomi, teatro di quasi tutta la sua narrativa, da una famiglia di contadini poveri e a venti anni si arruola nell’esercito. Con la straordinaria materialità del suo immaginario, la sua concretezza visionaria, l’alienazione tragica ed estrema dalla società, dalla famiglia, dall’esistenza, l'autore porta a percepire la realtà in modo fisico e quasi doloroso, facendo emergere la memoria di una civiltà millenaria non più idealizzata ma vissuta in tutta la sua brutalità.
Cenni sul progetto. Nato come sperimentazione di glottodidattica, il progetto – nato dal laboratorio di teatro cinese tenuto da Lorenzo Montanini nell'ambito del corso di lingua e letteratura cinese della professoressa Maria Cristina Pisciotta – si propone di divulgare la cultura cinese in una città come quella di Napoli di antica tradizione orientalistica e contribuire alla difficile integrazione delle comunità cinesi sul territorio, offrendo loro un’opportunità di dialogo con l’ente che si occupa della formazione di personale specializzato nel settore orientalistico.
La sperimentazione condotta ha portato alla realizzazione di dieci spettacoli teatrali, tutte prime assolute in Italia e in Europa (L’Altra Riva, La bibbia dei monti e dei mari, Gesù Confucio e John Lennon, Rinoceronti in love, La via del cavolo, Il crematorio (Vivere o morire?), Mezzanotte all’Havana Caffé, Le cronache di Sangshuping, 48-morto che parla, Per un pugno di azioni), messi in scena dagli studenti dell’Orientale alternando la lingua italiana e la lingua cinese, in modo sempre comprensibile al pubblico di entrambe le nazionalità.
Unica in questo genere in Italia, la sperimentazione ha prodotto ottimi risultati didattici ed è stata accolta con grande interesse sia dagli ambienti accademici che dai media. Gli spettacoli messi in scena al Teatro Stabile di Innovazione Galleria Toledo hanno partecipato al Festival del Mediterraneo dell’Estate Romana con successo di critica e di pubblico e sono stati selezionati fra gli eventi di «Italia in Cina» del 2007. Gli spettacoli sono stati invitati per due anni consecutivi (2008 e 2009) dalla prestigiosa Accademia Teatrale di Shanghai per il Festival Internazionale di Teatro e segnalati dalle più prestigiose riviste cinesi del settore.
Data:  23/4/2016   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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