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Se tutto il resto è noia c’è sempre una preghiera di un Dio che sa. Qui Califano



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ROMA - Se tutto il resto è noia c’è sempre una preghiera di un Dio che sa. Raccontando Franco Califano sulla punta di una matita e senza aspettare secoli tra un libro e un video. Se tutto il resto è noia a cosa affidarci? A cosa affidarmi? Franco Califano non smette di raccontarmi avventure che non definisco storie. Sono recite “maledette” che raccolgono emozioni e rabbia, amore e disamore. I suoi testi, le sue parole, la sua voce hanno rimandi echi.
Non è possibile, per uno scrittore, confrontarsi con un testo, con il linguaggio del testo, con la parola senza assentarsi dal proprio cammino. Non è possibile che io possa raccogliere le avventure di Franco Califano senza riportarlo nel mio immaginario di studente universitario in una Roma infuocata, come ho scritto nel mio libro “Sulla punta di una matita non sono passati secoli” (Il Coscile, con Presentazione di Gigi Marzullo) appena pubblicato e dedicato a Franco.
Gli anni dell’Università, comunque, sono già anni tardi nel mio rapportarmi con Califano. È la solita inquietudine che porto dentro. Ma Califano c’era già negli anni miei terribili spesi nello spazio di studi liceali che nulla mi hanno lasciato.
Mi rivedo nelle nottate di occupazioni delle aule freddissime di un Liceo che ho, comunque, avuto il coraggio, insieme a pochissimi, che sapevano guardare oltre l’otto in condotta e la puntualità delle interrogazioni nelle varie discipline con la sicurezza, che essere stati secchioni, avrebbe pagato in profitto, di lottare per un Liceo e, successivamente, per la sua autonomia arrivata quando io ero già altrove. Ma è così. Mentre gli altri studiavano e la notte restavano tra le calde lenzuola io e pochissimi altri affrontavamo una dura questione politica. Quella di dare alla nostra comunità un Liceo.
E poi tutto il resto era noia… Se quel “Liceo” dei primissimi anni Settanta ora è diventato un Liceo con tutte le sue strutture (spesso chi viene dopo si dimentica di ciò: è un fatto disarmonicamente normale) lo si deve (potrei togliere chiaramente l’anche) a chi poco studiava per troppo impegnarsi sul piano politico (è vero antico mio fraterno amico Gaetano?) dando un senso alle nostre battaglie.
Ascoltavo, allora, quel disco ‘N Bastardo venuto dar Sud. C’era una canzone che non ha smesso di accompagnare i miei giorni sino a questa sera: “Quattro regine e quattro re”. Poi successivamente, sempre negli anni liceali, il disco L’evidenza dell’autunno che risale al 1973. L’autunno è la stagione che mi ha legato al Franco di Secondo me, l’amore.
“Rubo conchiglie per te/ in una spiaggia non mia/ rischio qualcosa di me/ ma nella vita tua, ci voglio stare io.../ L'ultimo sole va via /spinto dal vento del nord/ è tempo d'alta marea /l'estate non c'è pi?, rimani solo tu...”.
Mi sorprendo ancora a recitare questi versi della canzone dal titolo: “Mi vuoi sposare”. Ma il 1973 è l’anno in cui Franco Califano scriveva per Mina i testi dell’album Amanti di valore. Ho molto pensato a questo concetto dell’essere amante di valore.
Siamo ancora in anni pre – universitari. Il Liceo occupato, i libri scolastici, quelli soltanto scolastici, impolverati e rimasti per secoli sempre sul comò o sulle scrivanie ed io sempre inaffidabile per le mamme delle ragazzette che rincorrevo per un bacio mai dato (De André non me lo sono mai scordato) e mi restava la malinconia.
Ebbene, Mina con Amanti di valore mi chiariva le premesse dei linguaggi tra musica e parola e Califano era lì a scrivere ed io ad ascoltare: “La finestra è ancora chiusa, vorrei/rinnegare il sole che ci viene incontro,/provocarti ancora un’ultima volta/per dirti ‘vado via’./Ci siamo consumati/rischiando la follia/un’altra notte uguale/non si ripeterà”. Testo di Califano e musica di Carlo Pes.
Già, un album importante e parole che mi hanno spinto ad amare la poesia.
La scuola non ha fatto nulla per me. Non mi ha dato culturalmente nulla. I Califano, i De André, i Tenco, i Mogol - Battisti mi hanno insegnato a vivere, insieme al “mio” Novecento letterario, storico e filosofico, la parola come se fosse la vita e la vita senza la poesia per me non avrebbe avuto il senso che ha.
Ebbene, questa Mina mi ha folgorato più di altre sue canzoni. Così la mia compagna di banco che continua ad essere la mia compagna di nostalgie: Mia Martini con il suo “Minuetto”, ma anche con “Il guerriero”. Ho sempre avuto questa passione velata, dai veli dell’Oriente, per la mia Mimì ma in mezzo ci sono sempre le parole di Califano.
Ed ecco che mi ritorna la Mina che canta recitando o recita cantando: “Quando si chiede sempre più ‘mi ami?’/E si dice sempre meno ‘ti amo’/l’amore/sta finendo/il suo giro” perché, in fondo, “La solitudine sarà la mia meta,/si paga anche l’addio,/la vita è propria esagerata”. Siamo a “La vita goccia a goccia”, sempre dello stesso Album. E poi la straziante “Inibizioni al vento” che continuo ad ascoltare.
Non ci sono dubbi. Califano resta un poeta.
Nella “filosofia” della parola la parola sembra incidere il tutto in quel 1977, e sono e siamo in pieni anni universitari, con “un passo dietro un passo” a raccogliere il contemplante insegnamento che la noia è tutto il resto anche dopo la favola di un’estate.
Insomma Franco Califano è stato un “guerriero”, che mi ha accompagnato lungo gli anni e se ho scritto un libro raccontando di lui l’ho scritto anche per raccontare di me tra gli anni, che si son perduti e gli anni che bloccano immagini nello sguardo, sino a toccare La mia liberta del 1981 e il tempo piccolo, che verrà dopo attraversando ogni tempo proustiano e ricucendo le ferite dell’assurdo che il destino traccia lungo le nostre provvisorietà e il sorprendente gioco delle metafore, che disegnano “anima” e “carnalità” (per dirla alla Alberto Bevilacqua) proprio nell’intimità. In quell’intimità che il recente Video realizzato da Maria Zanoni e dedicato al “mio” Franco Califano che percorre, per immagini e parole, la mia vita.
Nel 1999 Califano mette insieme testi che vanno da “Stasera sono solo” a “La mia libertà”, da “Tutto il resto è noia” a “Minuetto” sino a raggiungere Non escludo il ritorno del 2005 con i versi de “L’impossibile fino alla fine”: “Ho te… così vicino da non riuscire a vederti/nei miei pensieri lo scroscio a pelo dell’acqua/scandisce un’intesa mai definita//…Non ci avremo mai…!/Non toccheremo l’arcano che risiede nella voluttà/…e continueremo a godere l’impossibile…/fino alla fine?/…sì… fino alla fine…”. Sono versi scritti e riscritti sulla pagina di un mio libro. Restano come “medaglioni” a recitarmi la vita e l’amore pur nella dissolvenza delle malinconie e nella consapevolezza, nonostante il contemplante silenzio delle vie del tempo inesplorato, che tutto il resto è noia.
Ma se tutto il resto è noia c’è sempre una parola che ci riporta alla preghiera di un Dio che sa.

di Pierfranco Bruni

Tag: resto noia preghiera franco califano



Data: 25/11/2013
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